C’é ancora posto oggi per le vecchie sclerosanti nel trattamento dei capillari?
100 anni e non li dimostra. La terapia sclerosante rappresenta ancor oggi la miglior metodica per il trattamento dei capillari. A dire il vero questo termine è improprio in quanto un capillare è invisibile ad occhio nudo. Meglio parlare di teleangectasie per indicare le venule più piccole (diametro inferiore a 1 mm) di colore diverso (blu, rosso, viola). Come varici reticolari quelle di dimensioni maggiori (1-3 mm) e colore blu-verdognolo.
Posso fare scleroterapia senza sottopormi a una visita?
No, non è proprio possibile. Spesso riceviamo dai pazienti richieste di trattamento senza voler sottostare ad una visita specialistica. Ciò viene motivato con il fatto di avere effettuato, più o meno recentemente, delle sedute di terapia sclerosante. Dobbiamo necessariamente eseguire una visita unitamente ad esame EcocolorDoppler. Per due motivi: la sicurezza del paziente e la buona riuscita del trattamento stesso. Dall’ultima seduta potrebbero infatti essere sopraggiunte condizioni tali da controindicare la terapia o da renderne necessarie modifiche. Quindi un differente approccio perché nel frattempo i nostri capillari sono cambiati.
Ho fatto sclerosanti ma non è servito a nulla! Tanto i capillari tornano comunque.
Bisogna sempre informare il paziente sugli eventuali limiti della sua seduta. Non è possibile generalizzare un trattamento. Ogni situazione è personale e non può mai essere riprodotta su un altro soggetto. Questo perché le alterazioni circolatorie non sono mai le stesse in ognuno di noi. Cambiano di volta in volta e devono quindi essere approntati piani di intervento personalizzati, che possono mutare con l’evolversi delle condizioni locali. Un capillare sottoposto a scleroterapia non può “tornare” in quanto viene chiuso chimicamente. Tuttavia poiché la malattia venosa è cronica ed evolutiva possono comparire nuove teleangectasie nella stessa sede di trattamento o in altre, in relazione al peggioramento della stessa.
Il ruolo del paziente e dell’operatore nella riuscita e nella tenuta temporale di un trattamento.
Abbiamo prima detto che la velocità di comparsa di nuovi capillari è legata alla predisposizione individuale. Vero! Ma una parte dei risultati dipende dalla costanza nel seguire le regole di prevenzione che rallentano la malattia. Se non porto la giusta calza elastica e non assumo ciclicamente dei farmaci “capillaroprotettori” riduco l’efficacia del trattamento sclerosante effettuato. Un fallimento anche “economico” per via dei costi sostenuti. L’operatore, come in ogni attività professionale, spesso fa la differenza. Un trattamento sclerosante dovrebbe essere preferenzialmente eseguito da uno specialista in angiologia e chirurgia vascolare. È infatti colui che da sempre si occupa di questo per formazione accademica. Quello che si aggiorna continuamente sulle nuove tecniche e che ha una lunga curva di apprendimento in materia. Colui che riesce a gestire al meglio le possibili complicanze, perché nel tempo le ha affrontate e sa come superarle più facilmente. Niente può essere improvvisato, soprattutto in campo medico.
Quanto dura una seduta di scleroterapia? Quante iniezioni mi fa, con che frequenza e quanti capillari mi toglie?
Normalmente una seduta di terapia sclerosante dura circa 30 minuti. Si preferisce eseguire un trattamento alla settimana o al massimo ogni due settimane. Questo dipende dal numero di capillari presenti e dall’esigenza personale di risolvere il problema più o meno rapidamente. Non si parla di numero di iniezioni ma di un quantitativo massimo di farmaco sclerosante iniettabile per seduta. Tale quantità è poi funzione del peso del paziente e della concentrazione del prodotto impiegato. Non possiamo comunque superare un limite rappresentato dalla capacità del nostro organismo di “eliminare” il farmaco. Indipendentemente da ciò in una seduta si fanno mediamente molte iniezioni (20-30).
Come mi devo comportare dopo il trattamento?
Normalmente. Dopo la seduta non ci sono infatti limitazioni alle usuali attività lavorative o relazionali. Il paziente dovrà solo indossare una calza elastica adeguata per alcuni giorni e utilizzare delle creme. Queste andranno applicate localmente. Serviranno a ridurre l’infiammazione locale e i piccoli ematomi che potrebbero formarsi in sede di iniezione. Non si consiglia invece l’attività sportiva lo stesso giorno del trattamento, in quanto ne ridurrebbe in parte l’efficacia.
Quando è meglio sottoporsi ad un ciclo di scleroterapia?
Le migliori stagioni sono quelle fredde evitando l’approssimarsi del caldo. Questo perché il paziente deve portare una calza elastica, poco tollerata con una elevata temperatura ambiente. Inoltre, l’eventuale esposizione della zona trattata al sole potrebbe produrre delle macchie locali (pigmentazioni), talora di difficile gestione. Si lascia quindi passare un mese dall’ultima seduta prima di esporsi al sole. Meglio dunque iniziare prima se vogliamo risolvere anticipatamente il nostro problema di capillari.
Ho già trattato dei capillari ma il medico non mi ha rilasciato nulla.
Un ciclo di scleroterapia viene normalmente prescritto solo dopo una attenta visita specialistica in cui sono verbalmente esposte le indicazioni, le controindicazioni e gli effetti collaterali del trattamento. Una volta posta l’indicazione terapeutica consegniamo al paziente il correlato consenso informato scritto, obbligatorio per legge. Questo deve essere letto e compreso formulando eventuali domande allo specialista, in relazione ai dubbi emersi. Se accettato verrà sottoscritto da entrambi il giorno della prima seduta e archiviato dal medico.
I capillari scompaiono subito o sono necessari più trattamenti?
I capillari trattati devono essere chiusi progressivamente. Se l’infiammazione prodotta è eccessiva (troppo farmaco iniettato o concentrazioni elevate) possiamo causare un danno locale addirittura superiore all’inestetismo iniziale. Dobbiamo quindi agire “dolcemente” e “progressivamente” e questo può essere ottenuto solo con più sedute. Il numero dipende dall’estensione del problema ossia dalla quantità di capillari presenti. Inoltre, la risposta alla terapia sclerosante è personale dipendendo dalla sensibilità individuale al farmaco.
Come intende procedere? Esistono nuove tecniche di trattamento?
Le linee guida delle principali Società Flebologiche consigliano di procedere nel trattamento passando “dal più grande al più piccolo”. Dobbiamo quindi escludere la presenza delle così dette “varici nutrici”. Si tratta di piccole vene malate (venulectasie o varici reticolari) responsabili della dilatazione dei sovrastanti capillari. La loro chiusura elimina dunque la principale causa di sovraccarico delle teleangectasie. In questo modo il quadro locale migliorerà, portandoci spesso a ridurre il numero delle sedute previste. L’assenza di venulectasie ci farà invece concentrare solo sui capillari presenti, che andranno trattati per aree visibili. Le più recenti tecniche di intervento prevedono l’utilizzo di visualizzatori venosi (ingranditori a luce polarizzata, transilluminazione percutanea, a infrarossi). Questi strumenti ingrandendo i capillari facilitano l’inserimento dell’ago. Consentono inoltre la visualizzazione delle venule non visibili ad occhio nudo, rendendone possibile il trattamento.
… e il Laser?
Dopo un inizio promettente i risultati attuali appaiono deludenti, soprattutto se confrontati a quelli della classica scleroterapia. Costi elevati, insuccesso nel trattamento dei capillari più grandi, elevata frequenza di pigmentazioni e cicatrici residue. Questo quanto spesso riferito dalle pazienti dopo esperienze di laserterapia transdermica. Ma soprattutto un elevato grado di disagio per via del fastidio prodotto. Ottimi invece i risultati riportati per i piccoli angiomi del volto.
I contenuti pubblicati dallo Studio Flebologico Sella sono curati dal Prof. Massimiliano Farina, angiologo e flebologo. La sua formazione presso l’Istituto di Chirurgia Vascolare e Angiologia dell’Università degli Studi di Milano e le esperienze maturate in Italia e all’estero si riflettono nell’attività clinica svolta a Monza. Lo Studio si occupa della valutazione e del trattamento delle patologie vascolari, con particolare attenzione alla malattia venosa cronica, alle varici, agli angiomi, al linfedema e al lipedema.