Di cosa stiamo parlando?

Evidente tumefazione dell’arteria temporale superficiale
L’arterite di Horton è una infiammazione delle grosse e medie arterie con una predilezione per quelle del collo e della tempia. È nota anche come arterite a cellule giganti o arterite temporale. Colpisce più frequentemente le donne sopra i 60 anni, associandosi spesso ad una malattia reumatica muscolare (polimialgia). Trattandosi pertanto di una malattia vascolare cerchiamo di capire il ruolo dell’EcoDoppler, soprattutto in termini di diagnosi precoce.
Spesso le cause sono sconosciute.
Come per molte malattie anche nel caso dell’arterite di Horton non sono note le cause scatenanti. Si ritiene che intervengano fattori genetici e infettivi (batterici o virali). Entrambi sarebbero comunque fondamentali per la comparsa dei disturbi.
Ma in pratica cosa succede?
L’infiammazione delle arterie porta ad un progressivo ingrossamento della loro parete compromettendo progressivamente il rifornimento di ossigeno e sostanze nutritive. Questo è responsabile di disturbi locali ossia la comparsa di dolore, rigonfiamento e arrossamento cutaneo in regione temporale. Esistono poi disturbi aspecifici che simulano uno stato influenzale, in primis una cefalea che si associa nel tempo ad indolenzimento locale. In fase avanzata subentrano anche una riduzione progressiva della vista, con possibile sdoppiamento della stessa e dolore in zona mascellare, soprattutto alla masticazione. Perdita di peso e rigidità al collo e alle spalle fanno spesso da corteo ai sintomi sopra descritti.
Quali le possibili complicanze.
L’arterite di Horton può portare a tre possibili complicanze: cecità, aneurisma aortico e ictus. La più frequente, se la malattia viene diagnosticata in ritardo, è la cecità parziale o totale. Consegue alla progressiva compromissione del circolo arterioso degli occhi con danni a livello cellulare. L’aneurisma aortico e l’ictus sono invece meno frequenti. Rappresentano i possibili effetti collaterali in caso di un maggior coinvolgimento dell’aorta, dei vasi del collo o di quelli cerebrali.
Come arrivare ad una diagnosi di arterite temporale?
La diagnosi come spesso accade non è semplice. Bisogna sempre parlare con il paziente e raccogliere la sua storia clinica (tipo di sintomi, modalità d’insorgenza). Si passa quindi alla visita osservando soprattutto le regioni interessate dai sintomi e rilevando la presenza di eventuali gonfiori e altri segni di infiammazione vasale. Vengono inoltre prescritti degli accertamenti ematici volti a rilevare la presenza di uno stato infiammatorio (elevati valori di velocità di eritrosedimentazione e/o di proteina C reattiva). Un piccolo prelievo in anestesia locale dell’arteria temporale superficiale (biopsia) fornice invece le informazioni più sicure sulla presenza della arterite.
Il ruolo dell’ecoDoppler nella diagnosi di arterite temporale.
Ai fini diagnostici l’EcoDoppler rappresenta il modo più semplice per individuare i segni della malattia in modo non invasivo. Possiamo infatti avere informazioni sulla struttura e sulle dimensioni delle arterie temporali superficiali impiegando una sonda ecografica ad alta/altissima risoluzione. Le arterie in questione sono infatti facilmente esplorate dall’origine carotidea al punto di divisione poco sopra il processo zigomatico. Ne valutiamo attentamente il profilo interno rilevando la presenza di restringimenti significativi, particolarmente evidenti all’analisi colorimetrica. Come comprensibile, il confronto tra le arterie dei due lati è di fondamentale aiuto per la diagnosi.
Per finire.
La diagnosi di arterite di Horton non risulta quindi facile. La sintomatologia iniziale appare infatti sfumata, simil influenzale o riconducibile ad una comune cefalea. Solo la comparsa di un rigonfiamento dolente in regione temporale potrebbe indirizzare il medico ad un corretto inquadramento diagnostico. La presenza di un aumento dei valori dei comuni indici infiammatori contribuirebbe ad avvalorarne il sospetto. In tal senso l’esecuzione di un EcocolorDoppler delle arterie temporali superficiali dirime ogni dubbio. L’esame permette inoltre di approfondire le indagini in altre direzioni (tronchi sovraortici, aorta addominale) per individuare complicanze e/o condizioni di rischio aggiuntive.