Di certo non sappiamo se la persona che ha utilizzato questo mezzo praticasse un’attività sportiva. Nemmeno se soffrisse di vene varicose. Ma da tempo conosciamo gli effetti benefici dell’attività fisica sul nostro stato di salute. In particolare le masse muscolari degli arti inferiori “spremono” con il movimento le nostre vene profonde, favorendone lo svuotamento ostacolato dalla forza di gravità. Contemporaneamente il sangue “aspirato” dalle vene superficiali passa in quelle profonde svuotate dai muscoli. L’attività fisica regolare può contribuire a sostenere la funzione della pompa muscolare e a contrastare alcuni disturbi associati alla stasi venosa.
Anche i piedi hanno un “cuore”.
Il primo impulso alle nostre vene è infatti sostenuto da un vero cuore periferico posto a livello della pianta del piede, la suola plantare di Lejars. La deambulazione produce una spremitura del sangue dalla suola in direzione dei vasi venosi profondi. Lo spostamento verso l’alto viene a sua volta garantito dall’azione dei muscoli e dai movimenti di apertura-chiusura di piccole valvole. Queste impediscono al sangue di “cadere” letteralmente verso il basso. La contrazione delle arterie adiacenti rafforza ulteriormente la spinta, unitamente all’aspirazione esercitata dal sistema “cuore-polmoni”. Qualsiasi problema a carico di una o più di queste componenti, finisce con il compromettere lo svuotamento delle nostre vene. Il risultato è quindi la comparsa o il peggioramento di uno stato di insufficienza venosa.
Varici: quando la familiarità è tutto.
Il sistema descritto è “naturalmente” perfetto. Ma a volte basta un niente per rompere questo incantesimo. La scintilla in negativo della nostra storia è rappresentata dall’insufficienza venosa la cui probabile causa è un gene alterato. Questo modifica la struttura della parete venosa rendendola meno resistente alle sollecitazioni interne. Nel tempo e con l’aiuto di fattori aggravanti (attività lavorativa, gravidanze, uso di ormoni, sovrappeso), le vene si dilatano diventando per l’appunto varicose. Il problema è prevalentemente femminile essendo le donne colpite circa 3 volte più degli uomini.
Il ruolo della prevenzione: forse il destino non sempre è tracciato.
Ho sempre apprezzato l’idea, propria della cultura greca classica, di opposizione tenace dell’uomo ad una sorte, spesso negativa, stabilità dalla divinità. Una lotta continua nel nome della libertà individuale, anche se la strada fosse comunque già da tempo segnata. Il termine prevenzione è proprio il moderno superamento in termini positivistici di quella concezione del destino. Se conosco ciò che mi può nuocere lo evito, migliorando il mio stato di salute. Nel caso dell’insufficienza venosa posso quindi combattere la sedentarietà con il movimento. Esso non solo favorisce il ritorno venoso in maniera diretta, ma indirettamente potenziando il sistema di “aspirazione” cuore-polmoni.
Attività fisica a basso impatto: muoversi con regolarità
Per chi soffre di insufficienza venosa, l’attività fisica a basso impatto può rappresentare un valido supporto per mantenere in movimento gli arti inferiori e favorire il ritorno venoso. Camminata, bicicletta, nuoto ed esercizi di mobilità articolare sono alcune attività che, se eseguite con regolarità e senza eccessive sollecitazioni, possono stimolare la pompa muscolare del polpaccio. Durante il movimento, la contrazione dei muscoli della gamba contribuisce a comprimere le vene profonde e a spingere il sangue verso il cuore, contrastando in parte l’effetto della gravità. Questo meccanismo, insieme al corretto funzionamento delle valvole venose, favorisce lo svuotamento dei vasi e può contribuire a ridurre la sensazione di pesantezza e di ristagno alle gambe. L’intensità e la durata dell’attività devono essere adattate alle condizioni individuali. È preferibile iniziare gradualmente, scegliere movimenti ritmici e interrompere l’esercizio in caso di dolore importante, gonfiore improvviso o altri sintomi insoliti. In presenza di insufficienza venosa avanzata, patologie associate o dubbi sul tipo di attività più adatto, è opportuno seguire il parere del medico.
Oltre al movimento controllo del peso, dieta equilibrata, terapia farmacologica e contenzione elastica.
Muoversi significa ridurre il sovrappeso soprattutto con il contributo di una sana alimentazione, ricca di frutta e verdura. Polifenoli in abbondanza dunque per ridurre l’infiammazione di parete, che porta allo sfiancamento venoso e alle varici. E se ciò non fosse sufficiente possiamo ricorrere alla terapia farmacologica, che impiega prodotti prevalentemente di origine naturale. Quando invece la malattia venosa è già presente in stadio avanzato, siamo in grado di rallentarne il peggioramento ridando alle vene quella resistenza di parete che più non hanno. Il rimedio ha un nome: calza elastica. Ovviamente di grado e finitura specifici in relazione allo stadio di insufficienza venosa riscontrato.
Vene varicose e sport: fanno davvero tutti bene?
In pratica sono da preferire quelle attività che trattano “delicatamente” le nostre vene. Il concetto base è che non dobbiamo sottoporre a stretching eccessivo una vena malata e neppure far crescere in maniera rapida e esagerata la sua pressione interna. In questo modo contribuiremmo a sfiancarne più velocemente la parete. Sono pertanto da valutare con maggior attenzione tutti gli sport che producono improvvise sollecitazioni degli arti inferiori (salti, movimenti bruschi) a vantaggio di quelli, generalmente più adatti, che favoriscono movimenti equilibrati e ritmici. Per quanto riguarda la frequenza ci si deve attenere ad un criterio di regolarità, secondo le proprie condizioni e indicazioni cliniche.
Consigliati
camminata (anche Nordic Walking)
ciclismo amatoriale
golf
nuoto
sci da fondo
Controindicati
arti marziali
body building, pugilato, sollevamento pesi,
sci alpino, surf
sport di squadra (basket, calcio, calcetto, pallavolo, rugby)
tennis
Perché si.
Il nuoto rappresenta la miglior scelta in quanto le nostre vene in acqua non risentono dell’azione della gravità terrestre, principale causa delle varici negli individui predisposti. La camminata dolce e ritmata, invece, favorisce uno svuotamento graduale e progressivo dei vasi venosi, irrobustendone la parete. Bisognerà comunque tener conto delle caratteristiche del terreno. Meglio quelli pianeggianti o comunque senza grossi dislivelli, con fondo regolare e non sconnesso. Anche il ciclismo amatoriale o la semplice bicicletta sono un vero toccasana per le gambe per il potenziamento della muscolatura e la ritmicità della pedalata. In inverno lo sci da fondo rappresenta una valida alternativa per i movimenti ritmici delle articolazioni senza eccessive sollecitazioni.
Perché no.
Il contrario invece dello sci alpino dove l’attività muscolare delle gambe è minimale e il rischio di traumi elevato. Quello dei traumi rappresenta il principale motivo che controindica gli sport di squadra, quali basket, calcio, pallavolo e rugby. Il rischio di rottura dei vasi a causa di contusioni o eccessive sollecitazioni è infatti elevato. Nel sollevamento pesi, come nelle arti marziali, i bruschi e continui incrementi della pressione addominale si scaricano inevitabilmente sugli arti inferiori. Lo stesso dicasi per il body building. Anche il tennis, caratterizzato da bruschi scarti e rapide accelerazioni, sfianca rapidamente le vene malate.
È solo questione di buonsenso.
Come per altri problemi relativi alla nostra salute anche nel rapporto vene varicose e sport non dobbiamo assestarci su posizioni intransigenti. Il trovare una giusta mediazione tra i differenti aspetti della questione, rappresenta la migliore soluzione. In sintesi, cerchiamo di preferire alcuni sport ad altri, ma solo se soffriamo di insufficienza venosa avanzata. Anche in questo caso potremmo tuttavia scendere ad alcuni compromessi. Non esagerare, se possibile, nell’attività sportiva controindicata, evitando brusche sollecitazioni e contraccolpi alle nostre varici. Ricorriamo inoltre alla calza elastica, che ha funzioni di sostegno e protezione. Continuiamo comunque sempre a fare sport, adottando piccole precauzioni. Perché lo sport fa si bene alla salute ma soprattutto libera e ricarica la mente.
Solo impegno costante e amore per la professione medica, dagli anni della specializzazione presso l’Istituto di Chirurgia Vascolare e Angiologia dell’Università degli Studi di Milano, alle esperienze maturate in Italia e all’estero. La sintesi di questo vissuto oggi a Monza, mia città natale, dove affrontiamo, con tecniche mininvasive all’avanguardia, le innumerevoli problematiche correlate alle patologie vascolari, con particolare riguardo alla malattia venosa cronica, agli angiomi e al linfedema.